Kill La Kill (Anime)

Ringraziamo DeviantART per l’immagine dell’articolo indebitamente rubata.

Attenzione: recensione abbastanza spoilerosa.

Vediamo di capire l’anima di Kill La Kill facendo due nomi: quello del regista Hiroyuki Imaishi e quello dello sceneggiatore Kazuki Nakashima. Insieme, praticamente, ciò che ha dato vita a Tengen Toppa Gurren Lagann. Ma mentre lo guardavo ho sentito una strana sensazione, come qualcosa di familiare, qualcosa che Imaishi si è portato dietro. L’ho tirata ad indovinare, poi sono andato ad informarmi meglio e con mia grande sorpresa non mi ero sbagliato: FLCL. Non che Gurren Lagann non ne avesse qualche sfumatura, ma Kill La Kill, a volte, lo urla col megafono.

Anzi, oltre che urlarlo è riuscito a farlo traspirare persino nei racconti dei miei amici (“ohmmioddio l’ultima di KLK!”, “ohggesù chissà la settimana prossima!”): già riuscivo a respirare qualcosa di FLCL e Gurren Lagann. Non ho mai avuto intenzione di snobbare Kill La Kill, tutto il contrario: ho aspettato pazientemente il fansub della versione Blue-Ray per godermelo tutto d’un fiato, puntata dopo puntata, per non dover soffrire come un cane causa suspance. Adesso devo dire che ho aspettato ben oltre il necessario, ma anche che ho fatto dannatamente bene.

Kill La Kill, preso dall’inizio alla fine, ha un solo difetto: ti deve piacere lo spirito di Gurren Lagann (o FLCL, ma quello mi piace definirlo più un esercizio di stile). È tutto ciò che lo tiene in piedi: se ti ha fatto schifo Gurren Lagann, vuoi perché non ti piace l’assurdità che gli fa da base o per mille altri tuoi motivi, non ti può piacere Kill La Kill, crolla come un castello di carte. E viceversa. Ciononostante, paradossalmente, Kill La Kill ha i piedi molto più a terra di Gurren Lagann e tutto sommato l’avrei trovato anche superiore se ci avessero ficcato dei mecha (sì, basta molto poco per comprarmi).

Una delle cose migliori di Kill La Kill è l’assenza di troncamenti nel ritmo della trama: chi mi conosce sa quanto io odi e disprezzi i time lapse (quella roba orribile tipo sfondo nero/testo bianco “10 anni dopo…” che in Gurren Lagann è stata una vera e propria mazzata sulle palle dalla quale mi sono ripreso solo negli ultimi episodi). Li reputo una tecnica molto balorda per saltare senza dover dare spiegazioni ad una cosa totalmente diversa da prima, sebbene mantenendo un certo filo logico con la trama. Onestamente, preferirei due stagioni di 12 puntate l’una che una stagione da 24 puntate con un time lapse in mezzo ai coglioni a metà. Ora, non si può dire che in Kill La Kill non ci siano time lapse: anzi, ce ne sono un bel po’. E sì, mi hanno fatto incazzare, ma neanche tanto: perché questi si miscelano molto bene alla trama, non provocano grandi scossoni e l’anime riesce a rimettersi subito sui binari per farteli dimenticare molto presto.

La trama sembra molto confusionaria, ma quando si hanno tutti i tasselli giusti e la si analizza per bene, acquista un senso ed un intreccio notevoli. Certo, va sempre considerata con lo spirito dell’assurdo che è la spina dorsale dell’anime e che permette ad una cosa del genere di funzionare a dovere. Ma è proprio sull’intreccio che Kill La Kill da il meglio di se, perché è dai tempi di Hellsing che non mi capitava una cosa del genere: gente, Kill La Kill è una delle poche opere in cui tutto è scontato, ma proprio tutto, dall’inizio alla fine, ma la scontatezza è proprio il motivo per cui il tutto è assolutamente eccezionale.

Qualsiasi cosa propinata da Kill La Kill, compresi tutti i colpi di scena (a parte, forse, quello nell’ultima puntata ma perché gioca sulla distrazione dello spettatore per un personaggio, ed ammetto che li un “oh, cazzo!” l’ho tirato, anche se devo dire che ai fini della trama è una cosa del tutto sacrificabile), la si vede arrivare lontano un miglio. La cosa geniale è che succede sempre, esattamente, ciò che tutti vorrebbero effettivamente che succeda: la scontatezza di Kill La Kill non è deludente, ma fomentante ed appagante. Tu sai che succederà quella cosa, e ci speri anche: e quando succede davvero te la ridi e sei contento che sia andata così. Tutto ciò che volessi accadesse in Kill La Kill accade davvero: le intenzioni di Satsuki si scoprono nella puntata prima del Festival della Cultura e dello Sport, basta fare attenzione alle sue espressioni ed alle parole che usa. Wow, metà di due forbici enormi? Entro la fine dell’anime andrà in dual-wield. Scambio dei ruoli? Check. Scambio di uniformi? Check. Potenziamenti alle uniformi? Check. All’interno della struttura dell’anime, qualsiasi eventualità si verifica, ed è una gioia per lo spettatore, contento di vedere le potenzialità della trama spolpate al 100%. Sembra inverosimile, ma è proprio così. Prima ho accennato ad Hellsing, che ha un effetto simile: è scontato che Alucard non verrà mai sconfitto, si capisce dalla prima puntata, eppure l’opera rimane godibile fino alla fine.

Kill La Kill è paradossale, assurdo anche nel suo particolare più palese: il fanservice. Inutile negare le tette ed i culi al vento, ma almeno è talmente sfrontato da farne qualcosa che si amalgama con tutto il resto. Per dire, non è una roba buttata a caso come in Code Geass, è molto meno disturbante e fastidioso. Nondimeno, verso la fine dell’anime credo che abbiano deciso di fottersene di tutto e di tutti e di mettere praticamente tutti nudi: ma a quel punto avevamo ben altro da guardare.