Home (PC, Steam)

Genere: Avventura
Piattaforma: PC (Steam)
Sviluppatore: Benjamin Rivers (#1, #2)
Anno: 2012

C’è una cosa bellissima da dire su Home, e cioè che l’ho pagato 0,89€ su Steam durante i saldi estivi del 2013. Se voi non l’avete fatto, sappiate comunque che il suo prezzo medio si aggira intorno ai 1,99€. Questa mia recensione, quindi, sarà molto influenzata dall’infame costo di tale gioco, equivalente ad un caffé in centro servito ai tavolini fuori mentre ci si fa una sigaretta.

Ho conosciuto Home per caso mentre cazzeggiavo per lo store di Steam: normalmente non compro mai un gioco ad occhi chiusi, specie se costa oltre i 5€ (di solito lo scarico e lo provo prima), ma in mezzo a tanta altra roba quei 0,89€ non avrebbero pesato per niente, quindi l’ho silenziosamente ficcato nel carrello, comprato, scaricato e abbandonato nella library fino al giorno in cui mi è scoppiato il dissipatore a liquido del PC e l’ho avviato dal portatile durante una notte di pura noia.

Best night ever.

A prima vista m’era parso qualcosa che facesse il verso a Lone Survivor (contestabile perla di Jasper Bryne/Superflat Games dello stesso anno che avrò modo di discorrere in un altro articolo), ma fermarsi agli screenshots è da stronzi: infatti bastano 10 minuti di gameplay per rendersi conto che i due giochi si incontrano solo nel pixellato sidescrolling orizzontale e poi prendono strade per conto loro. Se non altro, Home ha l’accortezza di dare un importante consiglio al giocatore, che vi suggerisco caldamente di non ignorare:

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La cosa difficile di Home è l’impossibilità di parlarne senza fare spoiler: è uno di quei giochi che quando mi chiedono “ma com’è?” io rispondo “te lo devi giocare”. Il gioco è davvero molto breve: gli stessi titoli di testa vi suggeriscono di tenervi un’ora libera per finirlo tutto d’un fiato. La trama è quindi talmente compressa che è bene non proferir parola su quello che accadrà una volta passati i 3 minuti di gioco.

Visto che i primi 3 minuti di un qualsiasi gioco non sono considerati spoiler dalla Convenzione di Ginevra, posso parlarvene: il nostro protagonista si sveglierà in una casa, solo ed armato di una torcia elettrica d’infinita durata. Per far luce sul mistero che lo circonda avrà a disposizione soltanto un minimalista sistema di comandi composto da frecce direzionali, tasto azione e nient’altro.

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Tutti i dialoghi (o monologhi del protagonista) avvengono per mezzo di una schermata che fa molto film muto anni ’20. Il protagonista sta cercando di ricordare che cosa sia successo, quindi tutte le sue azioni aderiscono a questa sua condizione: per esempio, quando si trova un oggetto questo non viene “aggiunto al proprio inventario”, bensì il protagonista si chiederà (e quindi chiederà anche al giocatore) se l’abbia effettivamente preso oppure l’abbia invece lasciato lì dove si trovava. In un certo senso, è come se il protagonista stesse raccontando al giocatore la sua storia, ma è il giocatore a confermare effettivamente le sue scelte.

Ad Home va data una possibilità e bisogna avere la forza di arrivare fino in fondo, fino al momento in cui il gioco vi farà quella domanda che vi spiazzerà totalmente e che non avreste mai previsto. Ed a quel punto capirete veramente quanto, nel suo piccolo, Home sia un gioco fantastico: una storia ben fatta, abilmente portata avanti, con un minimo fattore di rigiocabilità (dettato più che altro dalla curiosità di fare una scelta piuttosto che un’altra). Una roba che potreste trovare in libreria a 4,90€ in mezzo ai tascabili della sezione “gialli”, ma che vi siete portati a casa con Steam a 1,99€. Uno dei prezzi più onesti che io abbia mai visto in vita mia. E la cosa che più mi è piaciuta è proprio questa: Home non ti prende per il culo.

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Feeling
Concept
Trama
Art
7+1
6
7
6

Home è gioco timido che ha bisogno di un po’ di fiducia per regalare veramente tanto con poco sforzo e lasciare una non piccola sensazione di appagamento una volta finito. Lo sviluppo dell’idea è già visto, ma credo che non ci sia un sistema migliore per raccontare quello che si ha da dire: l’uso del sidescrolling orizzontale pixelloso non fa gridare al miracolo od all’innovazione ma funziona benissimo ed è realizzato con cura. Ripeto: se Home fosse un libro, lo comprerei, lo leggerei e lo amerei.